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lunedì 3 giugno 2024

i tre elementi di UN REGIME

 

Un regime si basa su 3 elementi, e sempre quelli.

1) Una parte malata della società, “l'ombra”, prende possesso del governo.
Di solito il modus con cui prende questo possesso è illegittimo, ma questo non significa che sia al contempo illegale.
Il governo ombra è in combutta col demonio, il quale, come sappiamo è nei dettagli.
Ecco che, operando di fino sulle maglie larghe della legge e del non legiferato, il governo ombra diventa un governo vero e proprio, apparentemente riconosciuto dalla media della popolazione.
E' successo così con Mussolini, sta succedendo con gli ultimi governi, eletti con elezioni legittime, non ultimo il governo Meloni.
E' chiaro che in un Paese in cui i partiti politici sono dei piccoli comitati d'affari, che guardano e conoscono solo i propri interessi, ignorano integralmente quel poco che la costituzione statuisce per il loro funzionamento democratico, e ancora, in un paese in cui lo stato paga direttamente la grande informazione, per dare ai cittadini l'immagine che vuole di quello che fa, parlare di democrazia lascia il tempo che trova.
E ciò che dovrebbe esserne espressione come il risultato del voto, diventa una manifestazione di una illegittimità sostanziale ma al contempo ”protocollata” dalle leggi, dall'informazione e dall'inerzia della maggioranza della popolazione.
La quale, ad ogni modo, non avrebbe gli strumenti aggregativi né informativi per contrastare lo starpotere di questi governi-ombra.

2) La ignavia sostanziale della maggioranza della popolazione.
Questo aspetto è già stato evidenziato sopra, in breve: la popolazione è stata messa in condizione di non potere influire sul processo che porta i governi-ombra a governare un Paese.
Qualunque strumento democratico, per esempio di democrazia diretta, come il referendum o la proposta di legge “dal basso”, è talmente macchinoso, articolato e lento, che si scontra sempre con l'impossibilità di potere contrastare anche in minima parte le leggi e l'operato del governo.
Lo abbiamo visto col recente referendum contro la guerra: il referendum era sacro-santo e doveva ribadire il principio costituzionale di ripudio della guerra, da parte del nostro Paese, come statuito nella Costituzione.
E' stato di fatto oscurato dai media di regime, i quali lo hanno sistematicamente tralasciato nei loro tg e servizi: dunque, non comparendo nella cosidetta “agenda-setting” quotidiana della stampa, pur avendo avuto circa un 400 mila sostenitori e votanti, è finito nel cestino mediatico, nel dimenticatoio collettivo.


3) La delazione:
Mussolini e il suo regime, hanno potuto contare su zelanti delatori, i quali hanno aperto la strada dell'omicidio, della tortura e della negazione, per chi al regime si opponeva in segreto.
Anche oggi, il nostro Paese è attraversato dalla piaga mortale dei delatori, che oggi agiscono principalmente sui social, online.
Essi sono i peggiori esseri umani che vivono in un Paese, credendo peraltro di svolgere così un servizio utile per lo stesso.
In realtà, essi sono degli esseri meschini e abbietti che in gioventù hanno tradito i fratellini e le sorelline della propria famiglia, denunciandoli ai propri genitori, per una caramellina rubata o una qualche altra piccola mancanza infantile.
I delatori sono rimasti mentalmente all'infanzia, hanno una spropositata stima dell'autorità costituita, non hanno alcuna coscienza di sé, né coscienza etica alcuna, e sopravvivono in un limbo di vita limaccioso, fatto di paura continua e di incapacità di disciminare il vero e la giustizia.
Neanche il demonio in persona infatti considera questi esseri adatti all'inferno. Esistono infatti dei gironi danteschi, mai rivelati, che giacciono al di sotto dell'inferno stesso, dedicati appositamente a questi esseri spregevoli, i quali hanno una natura più vicina a quella degli insetti che a quella umana.
Ragion per cui si è ben pensato di dedicargli uno spazio apposito, alla fine della loro ignominiosa vita.

Ecco, in breve, su cosa si basa un regime

giovedì 5 marzo 2020

Come costruire una VERA democrazia, liberarsi dall'apatia del cittadino e diventare liberi.


La tirannia di un principe in un'oligarchia non è così pericolosa per il benessere pubblico
come l'apatia di un cittadino in una democrazia”
Charles de Montesquieu

Anni fa, mi ero fatto l'idea, errata, che un movimento politico, democratico al suo interno, basato su votazioni digitali, sarebbe stata la risposta giusta, per correggere le storture della democrazia rappresentativa, una volta arrivato al governo.
Alla luce dell'esperienza che ho seguito, sin qui, del movimento Cinque Stelle, posso confermare però che si tratti solo di un bias cognitivo, un abnorme errore di valutazione, incentrato su una convinzione sbagliata: tutti coloro i quali fanno parte della classe politica e amministrativa pubblica di una democrazia, in qualche modo, fanno parte infatti della stessa identica fazione!
Si stringono la mano, si conoscono, si scambiano favori, conoscono bene il sistema e le informazioni che circolano, all'interno ed all'esterno del sistema stesso.
In altre parole, come su detto: sono una sorta di fazione unica.
Così vanno inquadrati, in concreto.
Le cose stanno esattamente in questo modo, indipendentemente da chi voglia convincervi del contrario: che sia un testo di teoria sulla democrazia, o una persona addentro.
Che poi questa considerazione sia vera solo al trenta o al settanta per cento in uno Stato, ha una importanza relativa: il sistema risulta comunque distorto e compromesso, perchè è una specie di monopolio del potere.
Non solo dunque la classe politica, amministrativa, ma persino quella giurisdizionale, in ultimo, fa comunque parte della stessa identica “fazione di stato”, con suoi interessi, sue attività, che divergono grandemente da quelli dei cittadini votanti.
In primis, il mantenimento del proprio status-quo: la poltrona, ad ogni costo.
Non c'è “divisione dei poteri” che tenga, e la stessa idea, e le relative norme costituzionali sulla divisione dei poteri, è non solo inapplicata nella nostra stessa Costituzione, ma è un placet, uno specchietto per le allodole, per il cittadino, che è stato messo così a tacere, sulla bontà ed efficacia di un sistema a cui aderisce ciecamente.
All'atto pratico però, la storia ha dimostrato, con chiarezza, evidenza e abbondanza di prove, ormai, che la democrazia, così imbastita, è solo una oligarchia di fatto, che gestisce come crede la maggioranza dei cittadini.
Liddove questi ultimi, hanno l'unico, micro-potere (ridicolo) di esercitare il diritto di voto, ogni 4 o 5 anni, o quando lo richiede la Costituzione, in relazione a governi e parlamenti caduti anzitempo.
Allora, ci si chiederà, seguendo questo ragionamento, cosa si può fare per evitare di soggiacere, non solo all'oligarchia nascosta, dietro alla bella parola “democrazia”, ma anche, come fare a sottrarsi ai diktat, sempre più interferenti, disturbanti e malati della globalizzazione moderna?
Dietro alla quale ci sono liste di politici prezzolati, affinchè accettino le regole di convenienza di grandi organizzazioni economiche planetarie, per le quali il lavoro delle persone, e l'ambiente, sono sempre gli ultimi interessi da perseguire.
La risposta è semplice e sconcertante: occorre costituire delle organizzazioni dal basso, costituite solo da persone integre e totalmente al di fuori della suddetta “fazione” - incluso il criterio di separazione da amici e parenti, facenti parte della fazione – le quali vigilino e verifichino in primis sulle spesa degli enti pubblici, e fino all'ultimo euro.
Per vedere se e come la spesa pubblica viene di fatto integralmente versata - e come viene versata – sulle esigenze dei cittadini, e quindi dello stato.
Queste organizzazioni non possono e non devono entrare in alcun modo nelle previsioni di Legge dello stato – pena il loro immediato snaturamento e l'obbrobrio della loro trasformazione ad ennesimo organo monco della fazione - ma devono darsi delle leggi autonome, pubblicate, che ne regolino il buon funzionamento ed il ricambio delle persone.
In questo solo modo la democrazia diventa biunivoca, cioè avrebbe le caratteristiche necessarie per essere, in concreto, democratica, esercitata nell'interesse della popolazione.
Rendendo di fatto tutta la popolazione partecipe effettivamente al suo realizzarsi.
Se poi a queste organizzazioni, si aggiunga un portale internet in cui i cittadini possano esprimere le loro preferenze su quali fra le voci di spesa, proposte dal parlamento, debbano essere più o meno coperte, ed in che percentuale – si pensi ad esempio alla scelta fra spesa militare, rispetto agli ospedali, le scuole, ecc – ecco che si arriverebbe al capolavoro di una “democrazia reale”.
Da un lato, quindi, una circolarità di azione, dall'alto verso il basso, con le attività già note e funzionanti, e dal basso verso l'alto, con le organizzazioni di verifica, gestite da soli cittadini esterni alla “macchina”.
Dall'altro lato, la possibilità di intervenire sulle macro-voci di spesa, sempre da parte dei cittadini, almeno ad un livello indicativo di massima, ove poi il parlamento ed il governo opererebbero con le migliori leggi ed azioni.
L'apatia del cittadino medio verso la democrazia e la politica, è dunque ampiamente giustificata dalla corretta convinzione, profonda, che, allo stato dell'arte, per com'è oggi la democrazia (e come d'altra parte è sempre stata) il cittadino è e resta comunque un pupazzetto che poco può fare, per sé e per gli altri.
Se non, alla fine, disinteressarsi del gioco, distorto, a cui è chiamato a partecipare.
Ma ora, è giunto il momento di fare la vera democrazia, modificando le regole del gioco, per potersi finalmente sedere a tavolino, e sapere che si avranno delle chance di vincere.