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sabato 27 agosto 2022

Riflessioni in libertà sulle “comunità democratiche”

  Riflessioni in libertà sulle “comunità democratiche”

Per costruire seriamente una Comunità Democratica, a mio avviso, servono solo 3 cose.
Prima di elencarle e parlarne, brevissimamente, la premessa è che le 3 cose, i 3 elementi che esporrò, sono frutto di molte riflessioni, e le ho trascritte in forma estremamente sintetica, per facilitare il lettore ed il conseguente dibattito.

1) La prima cosa è UN INSIEME DI REGOLE.
Secondo me, dovrebbero essere poche, tipo i 10 COMANDAMENTI BIBLICI, semplici da capire e da fare rispettare a tutti: qualunque ordinamento sociale e “giuridico” si basa su un pugno di regole, scritte o meno che siano.

2) Il secondo elemento è UNA MODALITA' CHIARA E SEMPLICE DI ORGANIZZAZIONE SOCIALE, diciamo così: il che non dovrebbe cozzare più di tanto con le altre organizzazioni sociali a cui già si aderisce.
Per spiegarmi meglio: è una organizzazione sociale anche una semplice associazione. Chiaramente lo è lo STATO, la regione, ecc
Ecco, questo secondo elemento, nel tempo richiesto per il suo sviluppo maturo, dovrebbe non cozzare troppo con le altre organizzazioni sociali di cui già si fa parte. Per poi, naturalmente, poterle, volendo, soppiantare del tutto, al momento giusto.
La peculiarità poi di questa organizzazione potrebbe essere certamente il fatto che si incentra sul criterio/principio della piramide rovesciata del potere, ma lo potrà essere se, nella pratica, questo aspetto sia effettivamente attuabile, in tempi brevi e davvero funzionale. Non quindi un elemento meramente etico o filosofico, né troppo articolato da attuare, come diverrebbe se davanti si volesse rovesciare la piramide del potere dell'intero stato.
Un inciso a questo secondo punto, è che mi sto convincendo che una forma possibile di organizzazione sociale potrebbe essere quello del ritorno a paesi disabitati o quasi, per poi “federarli”, cioè creare una forma stabilita di cooperazione tra di essi, come un fossero un micro-stato.

3) Il terzo elemento chiave è LA MONETA-ENERGIA!
Nessun ente, nessuna organizzazione – concreta - può fare a meno di questo elemento, perchè esso è ad un tempo funzionale e motivazionale.
Se vi chiedete perchè, dopo tutto quello che abbiamo vissuto col lockdown (le imposizione vaccinali, uno stato ormai dittatoriale, ecc) il DISSENSO sia ancora oggi ristretto, in termini numerici e di coerenza, questo elemento, della moneta-energia, potrebbe essere la risposta. O, almeno, un aspetto della possibile risposta. Se infatti ai dissidenti e a tutte le persone consapevoli fosse stato proposto di partecipare agli eventi del dissenso, in cambio per esempio di un quid di moneta-energia, le cose sicuramente avrebbero preso un'altra piega! Quando parlo di moneta-energia, in questo caso, non mi riferisco per forza alla moneta che usiamo noi, ma anche a una nuova moneta, coniata appositamente. So che questo terzo punto può aprire un acceso dibattito tra chi vorrebbe che le comunità democratiche si svincolassero dal concetto stesso di denaro e chi invece no, ma dopo lunghe riflessioni credo che il problema vero non sia il denaro-energia, in sé e per sé, ma in che modo esso viene gestito, in che modo è controllato e sopratutto da quali valori è animato. Infatti, eccetto I VALORI UMANI, non quantificabili e, in assoluto, di incommensurabile “valore”, i valori che resterebbero in campo sono due: il valore d'uso e il valore di scambio. Ambedue, credo, non si possano amputare da un sistema sociale effettivo ed operante.

Ecco dunque “la ricetta minima” per una vera comunità democratica:
1) poche regole, scritte da tutti.
2) una organizzazione sociale semplice.
3) una moneta-energia, di nuovo conio, ad hoc.

Ditemi la vostra: la mia, chiaramente, va presa con grosse pinze.. e un bel pizzico di ironia! :) 

giovedì 5 marzo 2020

Come costruire una VERA democrazia, liberarsi dall'apatia del cittadino e diventare liberi.


La tirannia di un principe in un'oligarchia non è così pericolosa per il benessere pubblico
come l'apatia di un cittadino in una democrazia”
Charles de Montesquieu

Anni fa, mi ero fatto l'idea, errata, che un movimento politico, democratico al suo interno, basato su votazioni digitali, sarebbe stata la risposta giusta, per correggere le storture della democrazia rappresentativa, una volta arrivato al governo.
Alla luce dell'esperienza che ho seguito, sin qui, del movimento Cinque Stelle, posso confermare però che si tratti solo di un bias cognitivo, un abnorme errore di valutazione, incentrato su una convinzione sbagliata: tutti coloro i quali fanno parte della classe politica e amministrativa pubblica di una democrazia, in qualche modo, fanno parte infatti della stessa identica fazione!
Si stringono la mano, si conoscono, si scambiano favori, conoscono bene il sistema e le informazioni che circolano, all'interno ed all'esterno del sistema stesso.
In altre parole, come su detto: sono una sorta di fazione unica.
Così vanno inquadrati, in concreto.
Le cose stanno esattamente in questo modo, indipendentemente da chi voglia convincervi del contrario: che sia un testo di teoria sulla democrazia, o una persona addentro.
Che poi questa considerazione sia vera solo al trenta o al settanta per cento in uno Stato, ha una importanza relativa: il sistema risulta comunque distorto e compromesso, perchè è una specie di monopolio del potere.
Non solo dunque la classe politica, amministrativa, ma persino quella giurisdizionale, in ultimo, fa comunque parte della stessa identica “fazione di stato”, con suoi interessi, sue attività, che divergono grandemente da quelli dei cittadini votanti.
In primis, il mantenimento del proprio status-quo: la poltrona, ad ogni costo.
Non c'è “divisione dei poteri” che tenga, e la stessa idea, e le relative norme costituzionali sulla divisione dei poteri, è non solo inapplicata nella nostra stessa Costituzione, ma è un placet, uno specchietto per le allodole, per il cittadino, che è stato messo così a tacere, sulla bontà ed efficacia di un sistema a cui aderisce ciecamente.
All'atto pratico però, la storia ha dimostrato, con chiarezza, evidenza e abbondanza di prove, ormai, che la democrazia, così imbastita, è solo una oligarchia di fatto, che gestisce come crede la maggioranza dei cittadini.
Liddove questi ultimi, hanno l'unico, micro-potere (ridicolo) di esercitare il diritto di voto, ogni 4 o 5 anni, o quando lo richiede la Costituzione, in relazione a governi e parlamenti caduti anzitempo.
Allora, ci si chiederà, seguendo questo ragionamento, cosa si può fare per evitare di soggiacere, non solo all'oligarchia nascosta, dietro alla bella parola “democrazia”, ma anche, come fare a sottrarsi ai diktat, sempre più interferenti, disturbanti e malati della globalizzazione moderna?
Dietro alla quale ci sono liste di politici prezzolati, affinchè accettino le regole di convenienza di grandi organizzazioni economiche planetarie, per le quali il lavoro delle persone, e l'ambiente, sono sempre gli ultimi interessi da perseguire.
La risposta è semplice e sconcertante: occorre costituire delle organizzazioni dal basso, costituite solo da persone integre e totalmente al di fuori della suddetta “fazione” - incluso il criterio di separazione da amici e parenti, facenti parte della fazione – le quali vigilino e verifichino in primis sulle spesa degli enti pubblici, e fino all'ultimo euro.
Per vedere se e come la spesa pubblica viene di fatto integralmente versata - e come viene versata – sulle esigenze dei cittadini, e quindi dello stato.
Queste organizzazioni non possono e non devono entrare in alcun modo nelle previsioni di Legge dello stato – pena il loro immediato snaturamento e l'obbrobrio della loro trasformazione ad ennesimo organo monco della fazione - ma devono darsi delle leggi autonome, pubblicate, che ne regolino il buon funzionamento ed il ricambio delle persone.
In questo solo modo la democrazia diventa biunivoca, cioè avrebbe le caratteristiche necessarie per essere, in concreto, democratica, esercitata nell'interesse della popolazione.
Rendendo di fatto tutta la popolazione partecipe effettivamente al suo realizzarsi.
Se poi a queste organizzazioni, si aggiunga un portale internet in cui i cittadini possano esprimere le loro preferenze su quali fra le voci di spesa, proposte dal parlamento, debbano essere più o meno coperte, ed in che percentuale – si pensi ad esempio alla scelta fra spesa militare, rispetto agli ospedali, le scuole, ecc – ecco che si arriverebbe al capolavoro di una “democrazia reale”.
Da un lato, quindi, una circolarità di azione, dall'alto verso il basso, con le attività già note e funzionanti, e dal basso verso l'alto, con le organizzazioni di verifica, gestite da soli cittadini esterni alla “macchina”.
Dall'altro lato, la possibilità di intervenire sulle macro-voci di spesa, sempre da parte dei cittadini, almeno ad un livello indicativo di massima, ove poi il parlamento ed il governo opererebbero con le migliori leggi ed azioni.
L'apatia del cittadino medio verso la democrazia e la politica, è dunque ampiamente giustificata dalla corretta convinzione, profonda, che, allo stato dell'arte, per com'è oggi la democrazia (e come d'altra parte è sempre stata) il cittadino è e resta comunque un pupazzetto che poco può fare, per sé e per gli altri.
Se non, alla fine, disinteressarsi del gioco, distorto, a cui è chiamato a partecipare.
Ma ora, è giunto il momento di fare la vera democrazia, modificando le regole del gioco, per potersi finalmente sedere a tavolino, e sapere che si avranno delle chance di vincere.