Il giorno in cui I CITTADINI metteranno le mani sui bilanci degli Enti Pubblici, gli atti esecutivi
di spesa e le relative fatture.. verificando di persona che una percentuale bassissima delle entrate
di questi enti vengono spese per quello che, secondo Legge, dovrebbe essere, ED INVECE tali
entrate finiscono da decenni in fondi occulti e nelle tasche di personaggi poco noti, terminerà
il TEATRINO DELLA APPARENTE DEMOCRAZIA ITALIANA (in cui i media mainstream sono solo un
altro pupazzo). Fino ad allora buon voto a todos, boccaloni.
domenica 21 giugno 2020
giovedì 5 marzo 2020
Come costruire una VERA democrazia, liberarsi dall'apatia del cittadino e diventare liberi.
“La
tirannia di un principe in un'oligarchia non è così pericolosa per
il benessere pubblico
come l'apatia di un cittadino in una democrazia” Charles de Montesquieu
come l'apatia di un cittadino in una democrazia” Charles de Montesquieu
Anni fa, mi ero fatto l'idea, errata,
che un movimento politico, democratico al suo interno, basato su
votazioni digitali, sarebbe stata la risposta giusta, per correggere
le storture della democrazia rappresentativa, una volta arrivato al
governo.
Alla luce dell'esperienza che ho seguito, sin qui, del movimento Cinque Stelle, posso confermare però che si tratti solo di un bias cognitivo, un abnorme errore di valutazione, incentrato su una convinzione sbagliata: tutti coloro i quali fanno parte della classe politica e amministrativa pubblica di una democrazia, in qualche modo, fanno parte infatti della stessa identica fazione!
Si stringono la mano, si conoscono, si scambiano favori, conoscono bene il sistema e le informazioni che circolano, all'interno ed all'esterno del sistema stesso.
In altre parole, come su detto: sono una sorta di fazione unica.
Così vanno inquadrati, in concreto.
Le cose stanno esattamente in questo modo, indipendentemente da chi voglia convincervi del contrario: che sia un testo di teoria sulla democrazia, o una persona addentro.
Che poi questa considerazione sia vera solo al trenta o al settanta per cento in uno Stato, ha una importanza relativa: il sistema risulta comunque distorto e compromesso, perchè è una specie di monopolio del potere.
Non solo dunque la classe politica, amministrativa, ma persino quella giurisdizionale, in ultimo, fa comunque parte della stessa identica “fazione di stato”, con suoi interessi, sue attività, che divergono grandemente da quelli dei cittadini votanti.
In primis, il mantenimento del proprio status-quo: la poltrona, ad ogni costo.
Non c'è “divisione dei poteri” che tenga, e la stessa idea, e le relative norme costituzionali sulla divisione dei poteri, è non solo inapplicata nella nostra stessa Costituzione, ma è un placet, uno specchietto per le allodole, per il cittadino, che è stato messo così a tacere, sulla bontà ed efficacia di un sistema a cui aderisce ciecamente.
All'atto pratico però, la storia ha dimostrato, con chiarezza, evidenza e abbondanza di prove, ormai, che la democrazia, così imbastita, è solo una oligarchia di fatto, che gestisce come crede la maggioranza dei cittadini.
Liddove questi ultimi, hanno l'unico, micro-potere (ridicolo) di esercitare il diritto di voto, ogni 4 o 5 anni, o quando lo richiede la Costituzione, in relazione a governi e parlamenti caduti anzitempo.
Allora, ci si chiederà, seguendo questo ragionamento, cosa si può fare per evitare di soggiacere, non solo all'oligarchia nascosta, dietro alla bella parola “democrazia”, ma anche, come fare a sottrarsi ai diktat, sempre più interferenti, disturbanti e malati della globalizzazione moderna?
Dietro alla quale ci sono liste di politici prezzolati, affinchè accettino le regole di convenienza di grandi organizzazioni economiche planetarie, per le quali il lavoro delle persone, e l'ambiente, sono sempre gli ultimi interessi da perseguire.
La risposta è semplice e sconcertante: occorre costituire delle organizzazioni dal basso, costituite solo da persone integre e totalmente al di fuori della suddetta “fazione” - incluso il criterio di separazione da amici e parenti, facenti parte della fazione – le quali vigilino e verifichino in primis sulle spesa degli enti pubblici, e fino all'ultimo euro.
Per vedere se e come la spesa pubblica viene di fatto integralmente versata - e come viene versata – sulle esigenze dei cittadini, e quindi dello stato.
Queste organizzazioni non possono e non devono entrare in alcun modo nelle previsioni di Legge dello stato – pena il loro immediato snaturamento e l'obbrobrio della loro trasformazione ad ennesimo organo monco della fazione - ma devono darsi delle leggi autonome, pubblicate, che ne regolino il buon funzionamento ed il ricambio delle persone.
In questo solo modo la democrazia diventa biunivoca, cioè avrebbe le caratteristiche necessarie per essere, in concreto, democratica, esercitata nell'interesse della popolazione.
Rendendo di fatto tutta la popolazione partecipe effettivamente al suo realizzarsi.
Se poi a queste organizzazioni, si aggiunga un portale internet in cui i cittadini possano esprimere le loro preferenze su quali fra le voci di spesa, proposte dal parlamento, debbano essere più o meno coperte, ed in che percentuale – si pensi ad esempio alla scelta fra spesa militare, rispetto agli ospedali, le scuole, ecc – ecco che si arriverebbe al capolavoro di una “democrazia reale”.
Da un lato, quindi, una circolarità di azione, dall'alto verso il basso, con le attività già note e funzionanti, e dal basso verso l'alto, con le organizzazioni di verifica, gestite da soli cittadini esterni alla “macchina”.
Dall'altro lato, la possibilità di intervenire sulle macro-voci di spesa, sempre da parte dei cittadini, almeno ad un livello indicativo di massima, ove poi il parlamento ed il governo opererebbero con le migliori leggi ed azioni.
L'apatia del cittadino medio verso la democrazia e la politica, è dunque ampiamente giustificata dalla corretta convinzione, profonda, che, allo stato dell'arte, per com'è oggi la democrazia (e come d'altra parte è sempre stata) il cittadino è e resta comunque un pupazzetto che poco può fare, per sé e per gli altri.
Se non, alla fine, disinteressarsi del gioco, distorto, a cui è chiamato a partecipare.
Ma ora, è giunto il momento di fare la vera democrazia, modificando le regole del gioco, per potersi finalmente sedere a tavolino, e sapere che si avranno delle chance di vincere.
Alla luce dell'esperienza che ho seguito, sin qui, del movimento Cinque Stelle, posso confermare però che si tratti solo di un bias cognitivo, un abnorme errore di valutazione, incentrato su una convinzione sbagliata: tutti coloro i quali fanno parte della classe politica e amministrativa pubblica di una democrazia, in qualche modo, fanno parte infatti della stessa identica fazione!
Si stringono la mano, si conoscono, si scambiano favori, conoscono bene il sistema e le informazioni che circolano, all'interno ed all'esterno del sistema stesso.
In altre parole, come su detto: sono una sorta di fazione unica.
Così vanno inquadrati, in concreto.
Le cose stanno esattamente in questo modo, indipendentemente da chi voglia convincervi del contrario: che sia un testo di teoria sulla democrazia, o una persona addentro.
Che poi questa considerazione sia vera solo al trenta o al settanta per cento in uno Stato, ha una importanza relativa: il sistema risulta comunque distorto e compromesso, perchè è una specie di monopolio del potere.
Non solo dunque la classe politica, amministrativa, ma persino quella giurisdizionale, in ultimo, fa comunque parte della stessa identica “fazione di stato”, con suoi interessi, sue attività, che divergono grandemente da quelli dei cittadini votanti.
In primis, il mantenimento del proprio status-quo: la poltrona, ad ogni costo.
Non c'è “divisione dei poteri” che tenga, e la stessa idea, e le relative norme costituzionali sulla divisione dei poteri, è non solo inapplicata nella nostra stessa Costituzione, ma è un placet, uno specchietto per le allodole, per il cittadino, che è stato messo così a tacere, sulla bontà ed efficacia di un sistema a cui aderisce ciecamente.
All'atto pratico però, la storia ha dimostrato, con chiarezza, evidenza e abbondanza di prove, ormai, che la democrazia, così imbastita, è solo una oligarchia di fatto, che gestisce come crede la maggioranza dei cittadini.
Liddove questi ultimi, hanno l'unico, micro-potere (ridicolo) di esercitare il diritto di voto, ogni 4 o 5 anni, o quando lo richiede la Costituzione, in relazione a governi e parlamenti caduti anzitempo.
Allora, ci si chiederà, seguendo questo ragionamento, cosa si può fare per evitare di soggiacere, non solo all'oligarchia nascosta, dietro alla bella parola “democrazia”, ma anche, come fare a sottrarsi ai diktat, sempre più interferenti, disturbanti e malati della globalizzazione moderna?
Dietro alla quale ci sono liste di politici prezzolati, affinchè accettino le regole di convenienza di grandi organizzazioni economiche planetarie, per le quali il lavoro delle persone, e l'ambiente, sono sempre gli ultimi interessi da perseguire.
La risposta è semplice e sconcertante: occorre costituire delle organizzazioni dal basso, costituite solo da persone integre e totalmente al di fuori della suddetta “fazione” - incluso il criterio di separazione da amici e parenti, facenti parte della fazione – le quali vigilino e verifichino in primis sulle spesa degli enti pubblici, e fino all'ultimo euro.
Per vedere se e come la spesa pubblica viene di fatto integralmente versata - e come viene versata – sulle esigenze dei cittadini, e quindi dello stato.
Queste organizzazioni non possono e non devono entrare in alcun modo nelle previsioni di Legge dello stato – pena il loro immediato snaturamento e l'obbrobrio della loro trasformazione ad ennesimo organo monco della fazione - ma devono darsi delle leggi autonome, pubblicate, che ne regolino il buon funzionamento ed il ricambio delle persone.
In questo solo modo la democrazia diventa biunivoca, cioè avrebbe le caratteristiche necessarie per essere, in concreto, democratica, esercitata nell'interesse della popolazione.
Rendendo di fatto tutta la popolazione partecipe effettivamente al suo realizzarsi.
Se poi a queste organizzazioni, si aggiunga un portale internet in cui i cittadini possano esprimere le loro preferenze su quali fra le voci di spesa, proposte dal parlamento, debbano essere più o meno coperte, ed in che percentuale – si pensi ad esempio alla scelta fra spesa militare, rispetto agli ospedali, le scuole, ecc – ecco che si arriverebbe al capolavoro di una “democrazia reale”.
Da un lato, quindi, una circolarità di azione, dall'alto verso il basso, con le attività già note e funzionanti, e dal basso verso l'alto, con le organizzazioni di verifica, gestite da soli cittadini esterni alla “macchina”.
Dall'altro lato, la possibilità di intervenire sulle macro-voci di spesa, sempre da parte dei cittadini, almeno ad un livello indicativo di massima, ove poi il parlamento ed il governo opererebbero con le migliori leggi ed azioni.
L'apatia del cittadino medio verso la democrazia e la politica, è dunque ampiamente giustificata dalla corretta convinzione, profonda, che, allo stato dell'arte, per com'è oggi la democrazia (e come d'altra parte è sempre stata) il cittadino è e resta comunque un pupazzetto che poco può fare, per sé e per gli altri.
Se non, alla fine, disinteressarsi del gioco, distorto, a cui è chiamato a partecipare.
Ma ora, è giunto il momento di fare la vera democrazia, modificando le regole del gioco, per potersi finalmente sedere a tavolino, e sapere che si avranno delle chance di vincere.
martedì 3 marzo 2020
CORONAVIRUS: IL NUOVO SHOCK INDOTTO 2020
Come insegna Naomi Klein, in Shockeconomy (L'ascesa del capitalismo dei disastri)
stiamo vivendo in un sistema economico in cui vengono creati, artificialmente,
degli shock economici, sistematici, di vario genere, con il fine di ottenere specifici effetti sulla popolazione.Vediamo quali sono:
1) Immissione di paura nel sistema, che aumenta la vulnerabilità, quindi la controllabilità della gente. Quando hai paura sei bell'e fregato! E' una causa ma è anche un effetto.
2) Redistribuzione di reddito verso l'alto, verso specifiche aziende e uomini: chiedersi sempre chi ci guadagna? Qualcuno di certo.
3) Aumento del controllo delle masse, oggi sempre più grazie alla tecnologia, prestissimo col 5G, che, come sappiamo, interferisce sul livello delle cellule umane.
Quindi, questo stupidissimo virus, poco efficace e con modesta trasmissibilità, rispetto per esempio alla vera influenza (come precisato da scienziati indipendenti e dai dati derivati) è UN ALTRO SHOCK INDOTTO, per far digerire le prossime leggi liberticide (alcune già approvate in segreto in questi gg, nel parlamento italiano), sdoganare i prossimi, imminenti migranti, provenienti dalla guerra Siria/Turchia (voluta), e aumentare il livello di controllo su una popolazione instupidita, impaurita, che non legge, non vuole capire ed è alla deriva.
Ma il punto è.. che si tratta, ancora una volta, di un meccanismo già adoperato, molte volte, riconoscibile, all'occhio attento, che si potrebbe by-passare, intanto con una immediata presa di consapevolezza individuale.
E poi collettiva.
A buon intenditor.
giovedì 19 settembre 2019
E ora.. si fa la demokrazia diretta, vera e propria!
Come?
Semplice: con l'aiuto di Blockchain!
L'errore di pensiero, fin qui commesso, è stato quello di pensare che una sola parte, un singolo partito, potesse costruire la democrazia diretta: evidentemente, come precognizzato su questo sito, la cosa era, più che utopistica, sbagliata.
Il punto è che occorre UN INTERO SISTEMA BASATO SULLA DEMOCRAZIA DIRETTA DIGITALE, che elimini per sempre gli intermediari pazzi.
Il tempo di attesa, nella pubblicazione di un nuovo articolo, su Demokrazia Diretta, è stato legato al periodo di osservazione-incubazione dei 5 stelle.
Oggi, con l'avvento, già da alcuni decenni del NWO - il quale sta cercando di appropriarsi anche dell'intero spettro elettromagnetico - occorre gestire i diritti umani, separandoli da quelli economici, che sono a principale appannaggio delle grandi multinazionali, le quali, a loro volta (come visto anche di recente in Italia) hanno agito sul voto democratico, a loro vantaggio.
E l'unico sistema per ovviare a questo scompenso di mercato, è la Demokrazia Diretta Digitale, come intero sistema di gestione della vita pubblica di un paese.
A buon intenditor..
mercoledì 30 maggio 2018
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