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venerdì 16 dicembre 2016

Il paradosso della Costituzione - si vabbè ma..

Di seguito ho indicato un link ad un articolo comparso su La Stampa il 9 dicembre.
Manca completamente, nell'analisi di Giovanni De Luna, il fatto che, in primis, il quadro di fondo del “popolo votante” fosse costituito allora da una larga maggioranza di persone ancora per lo più analfabete e poco scolarizzate.
 In quanto al fatto di considerare “la politica una pratica «inconcludente» e incline a guardare agli uomini dei partiti con la diffidenza dovuta a chi svolgeva «non un’attività disinteressata al servizio della collettività e della nazione, cercando invece di procurare potere, ricchezza, privilegi a sé stesso, alla propria famiglia, fazione, clientela elettorale”, è storia scritta dei decenni successivi - prima e seconda repubblica - vista in anticipo con grande lungimiranza allora dalle classi più intellettuali, uscite dalla guerra.
Sulla scorta anche dell'esperienza fatta nei decenni precedenti al conflitto.
Seppure vi siano critiche ai 5 stelle, per l’esperienza, la preparazione e gli scandali di questi giorni - il collaboratore della Raggi, Marra, arrestato per corruzione - non è certo ritornando a guardare verso i partiti già costituiti che si può pensare di attuare un miglioramento delle cose.
Ciò che va cambiato è l’intero sistema di partecipazione attiva e passiva alla vita politica. Il quesito è solo uno: COME?
Buona lettura 

giovedì 29 settembre 2016

Analfabetismo funzionale e fine della democrazia

Per comprendere la portata di quanto accaduto con l’approvazione della cosiddetta “legge sul cyberbullismo”, meglio indicata come “Legge Ammazza Web” e la cui valenza è ben riassunta dal popolare blogger Cory Doctorow con “la più stupida legge censoria d’Europa”, dobbiamo rispolverare il grande filosofo e piscoanalisti Erich Fromm.
Secondo lo scienziato tedesco, la democrazia può resistere alla minaccia autoritaria sola se riesce a trasformarsi da “democrazia di spettatori passivi” a “democrazia di partecipanti attivi”, nella quale cioè i problemi della comunità siano familiari al singolo e per lui importanti quanto le sue faccende private.
Il particolarismo e l’individualismo della società moderna, sempre più frenetica e affannata nel lavoro e nel consumo, è un fatto già assodato. Quello che invece crea sconcerto, su cui dobbiamo soffermarci, è l’incapacità ormai consolidata di comprendere gli accadimenti della vita collettiva.