Saccheggiare il mondo, la storia e la
politica del Fondo Monetario Internazionale – Prima parte
Traduzione
dell’articolo: http://tapnewswire.com/2016/01/pillagingtheworldthehistoryandpoliticsoftheimf/
Il testo che
segue è un estratto del libro intitolato “Pillaging the World” (Saccheggiare il
Mondo) di Ernest Wolf, 2014, pubblicato da Tectum Verlag Marburg, 2014,
www.tectum-verlag.de – il libro è disponibile in inglese e in tedesco
Nessun altra
organizzazione finanziaria ha influenzato la vita della maggioranza della
popolazione mondiale più profondamente, nei trascorsi 50 anni, che il FMI. Sin
dai suoi esordi, dopo la 2° guerra mondiale, ha avuto una sfera d’influenza che
ha toccato gli angoli più remoti della terra. I suoi membri attualmente
includono 188 paesi in 5 continenti.
Per decenni
il FMI è stato attivo principalmente in Africa, Asia e Sud America.
Difficilmente c’è stato un paese in questi continenti dove le loro politiche
non sono state portate avanti in stretta cooperazione con i rispettivi governi
nazionali. Quando la crisi finanziaria ha fatto irruzione nel 2007 il Fmi ha
spostato la propria attenzione sul nord-europa, sin dall’inizio della crisi
dell’euro nel 2009 il suo obiettivo primario invece si è spostato nel sud
dell’europa.
Ufficialmente la funzione principale del Fmi
consiste nella stabilizzazione del sistema globale finanziario, nell’aiutare i
paesi che hanno dei problemi in tempo di crisi, in sostanza le sue operazioni, alla
fine dei conti, sembrano la brutta reminiscenza del lavoro lasciato dagli
eserciti in guerra. Dovunque interviene mina la sovranità degli stati,
forzandoli ad implementare delle misure che sarebbero rigettate dalla
maggioranza della popolazione, lasciandosi dietro di conseguenza una scia di
devastazione economico-sociale.
Nel
perseguire i suoi obiettivi il Fmi non ha mai fatto uso di armi o soldati.
Semplicemente applica il meccanismo del capitalismo, specialmente quello del
credito. La sua strategia è semplice quanto efficace: quando in un paese
presenta difficoltà finanziarie, il Fmi vi fa sosta e fornisce supporto in
forma di crediti, in cambio chiede il rinforzo di misure che servono per
garantire la solvibilità di quel paese, di modo da consentirgli di ripagare
quei crediti.
Per via del
suo stato globale di prestatore di ultima istanza dei governi, questi non hanno
scelta nell’accettare o meno l’intervento del Fmi e devono accettare le
condizioni che gli vengono richieste, cadendo in una rete di debito, composto
dal debito primario e dall’interesse, che impigliano il paese in un crescente
indebitamento. Lo sforzo risultante sul budget dello stato e sull’economia
interna, inevitabilmente porta al deterioramento della situazione finanziaria
che normalmente il Fmi usa come pretesto per domandare ulteriori concessioni da
parte dei governi, nella forma di programmi di austerità.
Le
conseguenze sono disastrose per la gente dei paesi interessati, che nella
maggior parte dei casi sono paesi a basso reddito, perchè i loro governi
seguono sempre lo stesso paradigma, spostando gli effetti dell’austerità su chi
percepisce reddito da lavoro e sui poveri.
In questa
maniera i programmi del Fmi sono costati il lavoro a milioni di persone,
negandogli l’accesso ad adeguate cure ospedaliere, ad un adeguato sistema
educativo e ad abitazioni dignitose. Hanno reso precario il loro vitto,
incrementando i senza tetto, derubando le persone anziane dei frutti di una
vita di lavoro, favorendo l’accrescimento del disagio sociale, riducendo
l’aspettativa di vita e incrementando la mortalità infantile.
Sull’altro
lato della scala sociale, comunque, le politiche del Fmi hanno aiutato un
ristretto gruppo di ultra-ricchi ad incrementare le loro fortune, persino in
tempi di crisi. Le misure del Fmi hanno contribuito in maniera decisiva al
fatto che l’iniquità globale abbia assunto livelli mai raggiunti in precedenza,
storicamente: la differenza nei redditi tra il re e i poveri, alla fine
dell’era medioevale, impallidisce, raffrontandola alla differenza tra un hedge-fund
manager e il paniere che costituisce il walfare attuale.
Sebbene
questi fatti siano universalmente noti e centinaia di migliaia di persone hanno
protestato contro gli effetti di queste misure nei decenni, spesso rischiando
la vita, il Fmi si è aggrappato tenacemente alla sua strategia, a dispetto
delle critiche e delle conseguenze sorprendentemente negative delle proprie
azioni, il Fmi ancora gode del supporto incondizionato dei governi di tutte le principali
nazioni industriali.
Perchè? Come
è possibile che una organizzazione che causi tali immense sofferenze umane in
giro per il mondo continui ad agire con impunità e con il supporto delle forze
più potenti dei nostri tempi? Per chi lavora il Fmi? Di chi fa gli interessi?
Chi ottiene benefici dalle sue azioni? E’ il proposito di questo libro, dare
risposte a queste domande.
La conferenza
di Bretton Woods:
Si comincia con i ricatti
Mentre la
seconda guerra mondiale infuria in Europa, nel luglio 1944, gli Stati uniti
invitarono le delegazioni di 44 paesi nella località sciistica di Bretton Woods,nel New Hampshire. La motivazione ufficiale della conferenza,
tenutasi per tre settimane nel lussuoso hotel “Mount Washington”, era quella di
stabilire le caratteristiche di base di un ordine economico post-bellico e
stabilire le pietre angolari di un sistema che avrebbe stabilizzato l’economia
mondiale e prevenire il fatto di ritornare ad una condizione che era esistita
prima della 2° guerra mondiale. Il 1930 in particolare si distinse per una alta
inflazione, barriere doganali, tassi di cambio con elevati livelli di
fluttuazione, scarsezza di oro e una attività che economica in declino di oltre
il 60%. Inoltre, le tensioni sociali avevano minacciato costantemente di
abbattere l’ordine sociale.
La
conferenza era stata preceduta da numerosi anni di negoziazioni segrete tra la
Casa Bianca e Downing Street che avevano già lavorato a quei piani per un nuovo
ordine monetario, sin dal 1940. Un commento
che venne registrato del capo della delegazione britannica, l’economista Lord
Keynes, mise in luce l'atteggiamento dell'elite verso gli interessi e le
preoccupazioni dei paesi più piccoli: “Ventuno paesi sono stati invitati, i
quali non hanno chiaramente nulla con cui negoziare e si limiteranno a occupare
terreno ... Il più mostruoso sporco affare
montato da anni”.
Non ci volle
molto tempo prima che il loro atteggiamento di disprezzo rimbalzasse su Lord
Keynes e i suoi compatrioti. Nel corso della conferenza divenne sempre più
chiaro quanto la bilancia del potere globale si era mossa a sfavore
dell’Inghilterra. Troppe spese di guerra avevano trasformato il paese, già
seriamente indebolito dalla prima guerra mondiale, nel più grande debitore
planetario e avevano spinto il paese sull’orlo dell’insolvenza. L'economia della Gran Bretagna era in
ginocchio e l'aumento dei movimenti di liberazione in tutto il mondo già
annunciava la rottura definitiva del suo impero coloniale, una volta globale.
L’indiscussa
vittoria della seconda guerra mondiale, era stata ad ogni modo degli Usa. Paese
che era diventato a quel punto il più grande creditore internazionale, in
possesso di due terzi delle riserve mondiali e al comando di una buona metà
della produzione industriale globale. A differenza della maggior parte dei
paesi europei, le sue infrastrutture erano intatte e mentre la sua delegazione
era impegnata nelle negoziazioni a Bretton Woods, i comandanti dell’esercito
americano stavano programmando l’attacco nucleare alle città giapponesi di
Hiroshima e Nagasaki, per evidenziare la pretesa americana di dominio globale.
Come
risultato di questo nuovo equilibrio di poteri, il piano di Lord Keynes per un nuovo ordine
economico fu rigettato in pieno. Rappresentando un paese con problemi
sostanziali nella bilancia dei pagamenti, aveva proposto una “unione
internazionale dei pagamenti” che avrebbe fornito ai paesi che soffrivano per
una bilancia dei pagamenti negativa un più facile accesso ai prestiti ed
introdotto una unità di riequilibrio contabile chiamata “Bancor” che sarebbe servita acnhe come unità di riserva.
Gli Stati
Uniti, tuttavia, non erano disposti ad assumere il ruolo di creditore importante
che il piano Keynes aveva previsto per loro. Il capo della loro delegazione, Harry Dexter White, in cambio presentò
il suo piano, che fu alla fine accettato dalla assemblea. Il “piano White”
concettualizzò un piano di valuta mondiale che non s’era mai visto nella storia
della moneta. Il dollaro USA fu costituito come il suo unico centro e tale
valuta doveva essere ancorata a tutte le altre valute a un tasso di cambio
fisso, mentre la sua relazione di cambio
con l’oro veniva fissata a 35 dollari l’oncia. Il piano fu attuato dagli
Stati Uniti a fronte della richiesta dell'istituzione di numerose
organizzazioni internazionali, col compito di monitorare il nuovo sistema e
stabilizzarlo, per la concessione di prestiti a paesi che affrontavano problemi
di bilancia dei pagamenti.
Dopo tutto,
Washington, per via delle sue dimensioni e della rapida crescita economica,
dovette fare dei passi in avanti al fine di ottenere l'accesso alle materie
prime e creare opportunità di vendita a livello mondiale per la sua
sovrapproduzione. Ciò richiese la sostituzione della moneta finora più
utilizzata, la sterlina inglese, col dollaro. Inoltre, il tempo sembrava maturo
per la sostituzione della City di Londra
con Wall Street, in tal modo si stabilivano gli Stati Uniti nella loro
nuova posizione di punto focale del commercio internazionale e della finanza
globale.
Il nuovo
rapporto oro-dollaro e l'istituzione di cambi fissi ha parzialmente
reintrodotto il gold standard, che esisteva tra il 1870 e lo scoppio della
prima guerra mondiale - sia pure in circostanze molto diverse. Fissando tutti i tassi di cambio al dollaro
USA, Washington privò tutti gli altri paesi partecipanti del diritto di
controllare la propria politica monetaria per la protezione delle loro
industrie nazionali - un primo passo verso la limitazione di sovranità del
resto del mondo con la ormai dominante Stati Uniti.
La distribuzione dei diritti di voto
suggeriti dagli Stati Uniti per le organizzazioni proposte fu lontano
dall’essere democratico. I paesi membri non furono trattati ugualmente o videro l’assegnazione
dei diritti di voto sulla scorta del numero delle loro popolazioni, piuttosto
ciò corrispose al contributo che essi pagarono – che significava che
Washington, vista la sua superiorità finanziaria, si assicurò il controllo
assoluto su tutte le decisioni. Il fatto che lo stato razzista che si era
macchiato di apartheid del Sud Africa fu invitato a diventare un membro
fondatore del Fmi diffuse una luce rivelatoria, sul ruolo che le considerazioni
umanitarie giocavano nel processo.
Il governo
degli Stati Uniti intuì che non sarebbe stato facile conquistare l'opinione
pubblica, per un progetto così evidentemente in contraddizione con lo spirito
della Costituzione degli Stati Uniti e la comprensione che molti americani avevano
della democrazia. I veri obiettivi del Fondo monetario internazionale sono
stati di conseguenza offuscati con grande impeto, dalla vuota retorica sul
"libero commercio" e "l'abolizione del protezionismo". Il New
York Herald Tribune ha parlato della "campagna di propaganda più
potente nella storia del paese."
Il primo
compito del FMI fu quello di esaminare tutti gli Stati membri al fine di
determinare i rispettivi tassi di contribuzione.
Dopo tutto,
il Fondo era stato creato per esercitare una
funzione a lungo termine di "monitoraggio" per la protezione del
sistema. Gli Stati Uniti hanno quindi rivendicato per sé il diritto di essere
informati, in modo permanente, sulle condizioni finanziarie ed economiche di
tutti i paesi coinvolti.
Quando un
anno e mezzo dopo la conferenza la Gran Bretagna insistette su un miglioramento
della sua condizione circa i contratti, essi furono messi inequivocabilmente a
conoscenza di che fosse a capo del Fondo monetario internazionale. Senza ulteriori
indugi Washington li legò ad un prestito di 3,75 miliardi di dollari, urgente
per il Regno Unito al fine di rimborsare i suoi debiti di guerra, alla
condizione che la Gran Bretagna seguisse i termini del contratto, senza se e
senza ma. Meno di due settimane dopo Downing
Street cedette al ricatto di Washington e acconsentì.
Il 27
dicembre 1945, 29 governi firmarono l'accordo definitivo. Nel mese di gennaio
1946, i rappresentanti di 34 nazioni si riunirono per un incontro introduttivo
del Consiglio dei governatori del Fondo monetario internazionale e della Banca
mondiale a Savannah, in Georgia. In quella occasione, Lord Keynes e i suoi
connazionali furono ancora una volta lasciati a mani vuote: contrariamente alla
loro proposta di poter stabilire la sede del Fondo monetario internazionale -
che aveva nel frattempo dichiarato di essere un'agenzia specializzata delle
Nazioni Unite, a New York City - il governo degli Stati Uniti insistette sul
suo diritto di determinare autonomamente la sede. Il 1 ° marzo 1947, il FMI
finalmente cominciò le sue operazioni dal downtown di Washington.
Le regole per l'adesione al FMI erano
semplici: i paesi
candidati dovevano aprire i loro libri contabili per essere valutati
rigorosamente. Dopo di che dovettero depositare una certa quantità di oro e
versare il proprio contributo finanziario per l'organizzazione, in base al loro
potere economico. In cambio, sono certi che in caso di problemi della bilancia
dei pagamenti hanno diritto a un credito fino a concorrenza del loro contributo
- in cambio di tassi di interesse determinati dal Fondo monetario
internazionale e l'obbligo contrattualmente garantito di ripagare i loro debiti
al FMI prima di tutti gli altri.
Il FMI
finalmente ricette un capitale iniziale di 8,8 miliardi dai suoi Stati membri
che pagarono il 25% dei loro contributi in oro e il 75% nella propria valuta.
Gli Stati Uniti si assicurarono il più alto tasso, depositando 2,9 miliardi.
L'importo è stato doppio rispetto a quello di Gran Bretagna e ha garantito agli
Stati Uniti non solo i diritti di voto doppi, ma anche il fatto di essere una
paralizzante minoranza e il potere di veto.
Il FMI è
stato gestito da un consiglio di amministrazione, a cui dodici amministratori
esecutivi erano subordinati. Sette erano eletti dai membri del FMI, gli altri
cinque venivano nominati dai maggiori paesi, guidati dagli Stati Uniti. Gli
uffici del FMI e quelli della sua organizzazione sorella, la Banca Mondiale, sono stati istituiti
sulla Pennsylvania Avenue a
Washington a pochi passi dalla Casa Bianca.
Gli statuti
originali del FMI stabilivano che gli obiettivi dell'organizzazione sono, tra
gli altri: promuovere la cooperazione internazionale nel campo della politica
monetaria, facilitare l'espansione e la crescita equilibrata del commercio
internazionale, promuovere la stabilità dei tassi di cambio e contribuire alla
creazione di un sistema multilaterale di pagamenti, fornire ai paesi membri che
affrontano difficoltà di bilancia dei pagamenti l'accesso temporaneo alle
risorse generali del Fondo, sotto adeguate garanzie, abbreviare la durata e
ridurre lo squilibrio nelle bilance dei pagamenti internazionali dei paesi
membri.
Questi
termini ufficiali fanno sembrare come se il FMI è un'istituzione imparziale,
posto al di sopra delle nazioni e indipendente da influenze politiche, il suo
obiettivo principale consisterebbe nella gestione dell'economia mondiale per
ordinarla nel miglior modo possibile, e rapidamente correggere
malfunzionamenti. Non è un caso. Questa impressione è stata voluta dagli autori
e ha infatti raggiunto il suo effetto desiderato: E 'esattamente questo
concetto che è stato trasmesso al pubblico mondiale per più di sei decenni da
parte di politici, scienziati e media internazionali.
In realtà,
il FMI, fin dall'inizio, è stato un'istituzione lanciata da, controllata da, e
su misura per gli interessi degli Stati Uniti, volta a garantire alla nuova
superpotenza militare la dominazione del mondo economico. Per nascondere ancora più efficacemente queste intenzioni, i padri
fondatori del FMI nel 1947 iniziarono una tradizione che l'organizzazione ha
tenuto fino ad oggi - la nomina di un
non americano al posto dell'amministratore delegato.
Il primo
straniero, selezionato nel 1946, fu Camille
Gutt dal Belgio. Come ministro delle finanze del suo paese durante la
seconda guerra mondiale, l'economista esperto aveva aiutato gli inglesi a
coprire le loro spese di guerra, prestando loro oro belga. Aveva aiutato lo
sforzo bellico fornendo agli stati alleati del suo governo cobalto e rame,
provenienti dalla colonia belga del Congo, e aveva sostenuto il governo degli
Stati Uniti con consegne segrete di uranio congolese, per il suo programma
nucleare. Nel 1944 aveva effettuato una drastica riforma monetaria (più tardi
conosciuta come la "operazione Gutt"),
che era costata alla popolazione attiva del Belgio grandi quantità di loro
risparmi.
Gutt fu a
capo del Fondo Monetario Internazionale dal 1946 al 1951. Durante la sua
permanenza in carica fu in gran parte concentrato sulla attuazione e il
monitoraggio del sistema dei tassi di cambio fissi, inaugurando così una nuova
era di stabilità finora sconosciuta per gli Stati Uniti e le aziende
internazionali, quando esportavano beni e compravano materie prime. Ha anche
aperto la strada alle principali banche degli Stati Uniti che cercavano di
trattare in crediti a livello internazionale e ha aperto i mercati di tutto il
mondo per il capitale finanziario internazionale alla ricerca di opportunità di
investimento.
I maggiori
cambiamenti politici del mondo, dopo la seconda guerra mondiale, hanno causato
notevoli mal di testa al Fondo monetario internazionale, in quanto hanno
limitano la portata della organizzazione. Soprattutto, l'Unione Sovietica ha
approfittato della situazione post-bellica, caratterizzata dalla divisione del
mondo tra le grandi potenze e il disegno di nuove frontiere in Europa. Sempre
basandosi sulla socializzazione dei
mezzi di produzione, da parte della rivoluzione russa del 1917, i
funzionari di Stalin isolarono il cosiddetto "blocco orientale" dall'Occidente, al fine di introdurre la
pianificazione della economia centrale in questi paesi. L'obiettivo primario
della burocrazia sovietica, tuttavia, non era quello di far rispettare gli
interessi dei lavoratori, ma garantire la subordinazione del blocco orientale
ai propri interessi, allo scopo di saccheggiare questi paesi. In ogni caso, la
frammentazione dell'Europa orientale ha fatto sì che la Polonia, Germania Est,
Cecoslovacchia, Ungheria, Romania, Bulgaria e molti altri mercati divennero
aree vuote per il capitale finanziario internazionale.
La presa del
potere da Mao Zedong nel 1949 e l'introduzione di una economia pianificata in
Cina, dal Partito Comunista, privò gli investitori occidentali di un altro
mercato enorme e alla fine ha portato alla guerra di Corea. Attuando la loro
politica di "contenimento" della sfera d'influenza dell'Unione
Sovietica, gli Stati Uniti, tacitamente, hanno
accettato la perdita di quattro milioni di vite, solo per consegnare un
chiaro messaggio al resto del mondo: che la
più grande potenza economica al mondo non sarebbe più rimasta passiva se le
veniva negato l'accesso a tutti i mercati più globali.
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