La più grossa cazzata che si possa
fare come cittadini italiani, da qui a venti giorni, è andare
nuovamente a votare.
La ragione è molto semplice, infatti
le premesse, il sistema elettorale e gli attori, che oggi sono dietro
e davanti le “quinte”, non sono mutati di un'oncia rispetto al
passato: seppure siano cambiate le loro facce sui manifesti.
Ragion per cui, se non si cambia
“l'ordine degli addendi”, per dirlo con l'aritmetica, il
risultato non cambia!
Qualunque rimescolamento dei pupazzi
nel “teatrino”, non farà altro che condurre il paese sulla
stessa identica annosa strada politica, economica e sociale sin qui
percorsa, con soddisfazione di pochi.
Una strada al termine della quale ad
oggi non si intravede luce.
Cosa occorre fare invece?
Il problema di questo Paese è, non
tanto la classe politica in sé e per sé, che comunque andrebbe
gettata a mare, tutta, adesso, e senza rimpianti.
Io infatti li vedrei bene sfilare sul
ponte (direi, sulla fiancata) della Costa Concordia, lì ove ancora
giace, in bilico sulla fatidica tavoletta, da cui i pirati gettavano
in acqua i prigionieri uno ad uno, sospingendoli in avanti con la
spada nel deretano..
Il problema, dicevo, è invece
l'inesistenza di un sistema vero, adeguato ed efficiente, per la
creazione democratica, ed alla luce del sole, di una classe politica.
Ad oggi i partiti politici infatti
restano delle associazioni di persone, non riconosciute dalla Legge,
cioè non rientranti nelle modalità di riconoscimento previste dalla
stessa Costituzione (così come anche i sindacati), in cui persone
qualunque convergono per fini sconosciuti.
(Salvo ciò che viene poi dichiarato a
fini propagandistici sui manifesti.)
Associazioni insomma che non hanno
criteri democratici per l'ingresso degli associati, non hanno criteri
democratici per la partecipazione alla vita interna
dell'associazione, e sopratutto non hanno criteri democratici per la
creazione delle “liste” che parteciperanno poi alle elezioni.
Per cui la domanda che sorge spontanea
é : come può nascere una bella pesca, da una vecchia zucca marcita?
Come è possibile che, da realtà
totalmente destrutturate, come sono di fatto gli attuali partiti
politici italiani, possa nascere qualcosa che poi si darà il compito
di andare a strutturare un intero Paese/sistema?
E' un paradosso al solo pensarci, è un
qualcosa che dovrebbe far rivoltare le budella a chi si guadagna
mille euro col sudore della fronte nell'arco di un mese (se va bene),
ed è una realtà distorta (ma effetivamente operante) e fuori
dall'ordine delle cose, per ciò che concerne il bene comune
dell'Italia.
Prima ancora di costituire dei nuovi
partiti per partecipare a delle elezioni, infatti, bisognerebbe
resettare completamente l'intero sistema di politica, attiva e
passiva, attualmente in vigore.
Far si poi che si costituisca un
protocollo di regole, realizzate al di fuori delle attuale
istituzioni ed incentrate ed integrate dalla democrazia diretta, e
poi, soltanto in un secondo momento, ricostituire dei nuovi partiti,
alla luce delle nuove regole, in cui poi dovrebbero essere i
cittadini e non altre istituzioni a vigilare.
I problemi degli italiani iniziano e
finiscono con la gravissima mancanza di un sistema di regole operante
ed efficiente, atto a creare una classe politica e dirigente che
serva il paese e non che si serve del paese.
Come sin qui avvenuto.
Il passo per arrivare al reset della
mostruosa “matrix politica” (auto-riproducentesi, visto che un
tot rilevante del bilancio dello stato viene ad essa girato) passa
però invariabilmente per due forti prese di posizione: 1) mettere
bene a fuoco che questo problema è centrale per il bene di noi in
quanto privati, famiglie, associazioni e piccole imprese. E che fare
gli struzzi o i campanilisti è da imbecilli ed egoisti. 2) Non
recarsi più al voto.
Soltanto a quel punto - con un governo,
ombra di sé stesso, ma obbligato a portare avanti l'ordinaria
amministrazione, in un ambito generale di paventata anarchia – si
potranno cambiare le cose.
Sarà il giorno in cui occorrerà
partecipare tutti, pacificamente, alla riscrittura, non solo della
carta dei diritti che ci tiene assieme come italiani, ma della vita
stessa in quanto cittadini italiani.
Seneca diceva: finchè tutto il vecchio
non si è esaurito, nulla di nuovo potrà sorgere.
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